C’era una volta la donna

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“Perché io sono colei che è prima e ultima
Io sono colei che è venerata e disprezzata,
Io sono colei che è prostituta e santa,
Io sono sposa e vergine,
Io sono madre e figlia,
Io sono le braccia di mia madre,
Io sono sterile, eppure sono numerosi i miei figli,
Io sono donna sposata e nubile,
Io sono Colei che dà alla luce e Colei che non ha mai partorito,
Io sono colei che consola dei dolori del parto.
Io sono sposa e sposo,
E il mio uomo nutrì la mia fertilità,
Io sono Madre di mio padre,
Io sono sorella di mio marito,
Ed egli è il figlio che ho respinto.
Rispettatemi sempre,
Poiché io sono colei che da Scandalo e colei che Santifica.”

Inno a Iside
Rinvenuto a Nag Hammadi, Egitto;
risalente al III-IV secolo a.C.:

Nel giorno della donna, l’otto marzo, mi sento di amplificare il concetto di un mito a dir poco meraviglioso e di risvegliare in noi quello che i nostri padri ci hanno lasciato. I versi riportati qui sopra sono una delle tante testimonianze che ci riconducono a una probabile, ma non poco coerente esistenza di una civiltà che aveva valori culturali molto diversi da come le intendiamo noi oggi. Gli innumerevoli reperti archeologici insieme agli studi di esploratori, primi fra tutti Marija Gimbutas, ci fanno dedurre che sia esistita una società matriarcale, incentrata sul “culto della dea madre”, una donna venerata e sacralizzata e dove intorno si sviluppava tutto il pensiero di un essere umano che viveva in perfetta armonia.

Quando parliamo di neolitico pensiamo subito a uomini preistorici involuti, stereotipi di archi e frecce, vestiti con pelli di animale, ma non si riesce a vedere che lo scopo per loro era l’opposto del nostro oggigiorno. Lo scopo, si, sto parlando dello scopo, dell’ essenza, dell’ importanza dell’ essere e non dell’ avere. Marija Gimbutas con la sua “ipotesi Kurgan”, ci parla delle primissime e fiorenti civiltà europee chiamate gilaniche, le quali vivevano in perfetta simbiosi con la natura, dove la parola colonizzazione non era ancora stata conosciuta, dove regnava il buon senso, il rispetto per la terra, lo studio di se stessi e soprattutto una concezione mentale di figura femminile centralizzata. Avvenne poi uno scontro tra questa civiltà e un’ altra denominata Kurgan, popolazioni arrivate a cavallo, con armi di ferro, con una struttura gerachica e guerriera fondata su un controllo prettamente patriarcale e dove lo scopo non era più l’ essere, ma l’ avere. Di lì a poco l’ uomo conoscerà il vero e unico pensiero moderno di vivere la vita, la guerra, il prendere, colonizzare ed essere competitivi e non più complementari.

Credete che un uomo così non possa essere esistito? incapace di odiare, di vivere senza distinzioni gerarchiche, di rispettare la terra che lo ospita coltivando il minimo indispensabile per coltivare se stesso e chiedersi da dove viene, ma soprattutto dove la donna sta al centro, venerata senza falsi ideologismi rappresentata semplicemente come ciò che in realtà è..io credo che sia esistito. ma purtroppo non siamo più in grado di comprendere tutto questo.